Se è Lavoro Agile non è Smartworking

Lavoro Agile vs Smartworking

Prendiamo spunto da questo tweet del Dipartimento delle Politiche Europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri, per ribadire una distinzione, non solo lessicale, tra Smartworking e Lavoro Agile.

Il Lavoro Agile è stato introdotto in Italia nel 2017 dalla Legge n.81 con l’obiettivo di “incrementare la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”.

La Legge subordina la modalità agile alla stipula di accordi tra parte datoriale e rappresentanza dei lavoratori, sia nelle aziende sia nelle pubbliche amministrazioni.

La natura degli accordi siglati dall’introduzione della Legge, tuttavia, è piuttosto lontana dall’auspicata autonomia da luoghi e orari, indicata nel testo normativo.

Nel modo in cui è stato attuato, infatti il Lavoro Agile si risolve per lo più in alcune giornate al mese “concesse” al lavoratore per lavorare in remoto piuttosto che in presenza.

Il lavoratore impegnato in Lavoro Agile deve fare un report delle attività svolte nella propria giornata “agile”, cosa che non è invece chiamato a fare in presenza. In ufficio si può anche trascorrere il tempo su Facebook, mentre a distanza si deve giustificare ora per ora in quali attività produttive sia stato impiegato l’orario di servizio.

La Legge prevede inoltre che, nella concessione del Lavoro Agile, i datori di lavoro diano priorità alle “lavoratrici nei tre anni successivi alla conclusione del periodo di congedo di maternità (…) ovvero dai lavoratori con figli in condizioni di disabilità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104. “

Il Lavoro Agile è quindi inteso come una misura di welfare, e non come una impostazione del rapporto di lavoro basata sull’autonomia del lavoratore di raggiungere gli obiettivi concordati, a prescindere da orari e luoghi.

Lo Smartworking, a differenza del Lavoro Agile, è una concezione dell’organizzazione gerarchica del lavoro basata su obiettivi da perseguire e l’autonomia del lavoratore di conseguirli quando, dove e come meglio questi ritenga.

Lo Smartworking tiene conto del fatto che il lavoratore è una persona adulta, e non un minorenne da irrigimentare in orari dati – ingresso, uscita, ricreazione – e da controllare per verificare che abbia fatto i compiti a casa.

Il lavoratore adulto è capace di gestire in autonomia la propria attività, e contribuire con il proprio apporto, anche critico, al miglioramento della produttività e alla riduzione della burocratizzazione dei processi. Questo prescinde dalle esigenze di maternità e di conciliazione con le incombenze familiari.

La traduzione in italiano di Smartworking è Lavoro Intelligente, e non Lavoro Agile. E non ci stancheremo di ripeterlo finché la distinzione tra i due concetti non appaia chiara a tutti, compresi i soggetti istituzionali che dovrebbero già averne chiara differenza.

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